Un set di immagini che viene da prima. Prima di Dedalust, prima di un nome, prima di una direzione dichiarata.
Ricordo quel pomeriggio in studio come fosse ieri, nonostante siano trascorsi anni. Una semplice sessione di nudo in studio, essenziale e classica, avrebbe segnato un momento importante del mio percorso fotografico.
Le immagini, in sé, non hanno bisogno di grandi spiegazioni: la classicità del nudo, senza provocazioni, non fa velo alla tensione che ancora non era il centro della fotografia.
Eppure, a guardare oggi questo set, è chiaro che qualcosa stava già accadendo: qualcosa nella mia fotografia germogliava in un modo di guardare che sarebbe continuato, che avrebbe ancora chiesto spazio
Non erano solo immagini finite: erano un inizio. Un modo di guardare che avrebbe continuato a tornare, a riemergere, a chiedere spazio.
Veronika, modella di quel set, ha lasciato un’impronta personale che mi è difficile descrivere. Ha attraversato altri lavori, altre sessioni, altri contesti. Mi ha accompagnato e continua ad accompagnarmi e qui non rappresenta semplicemente una citazione, ma un’ origine.
Qui è dove la mia ricerca sul nudo ha iniziato a prendere forma. Non tanto come genere, ma come domanda.
Non come esposizione, ma come ascolto.