Dedalust Lab: 2. Soglie del Desiderio, con Marishka
Milano, 11 Aprile 2026: Un lavoro fotografico sulla distanza tra sguardo e corpo, per entrare in relazione con la modella.
Appuntamento a Milano, il 18 Aprile 2026 per un nuovo incontro del Dedalust Lab. Questa volta in studio ma, nel solco delle esperienze proposte dal Lab, sempre un’esperienza fotografica concreta praticata, che condivideremo con la splendida modella Marishka (clicca qui per il profilo Instagram).
In uno studio fotografico tutto sembra sotto controllo: la luce, lo spazio, il tempo. È un ambiente costruito per essere gestito, regolato, ottimizzato. Eppure, proprio lì dove ogni variabile tecnica può essere definita con precisione, emerge qualcosa che sfugge a qualsiasi schema: la distanza che si crea tra chi fotografa e chi viene fotografato.
Non si tratta di una distanza fisica, ma di una condizione più sottile, fatta di percezione, intenzione, presenza.
Questo laboratorio nasce da qui. Non dall’idea di insegnare a fotografare il nudo in senso tecnico o stilistico, ma dal desiderio di esplorare cosa accade quando il nudo smette di essere un genere e diventa uno spazio di relazione.
Un territorio in cui il corpo non è semplicemente un soggetto da rappresentare, ma una presenza con cui entrare in contatto, mantenendo consapevolezza, rispetto e ascolto.
In questo percorso ci accompagna Marishka, una modella dalla sensualità carismatica, capace di stare davanti all’obiettivo con presenza e naturalezza. Non sarà un soggetto passivo né un semplice riferimento estetico, ma una parte attiva del processo: non poserà semplicemente per essere guardata, ma abiterà la relazione con i fotografi, attraversando insieme a loro le diverse distanze, i tempi, le esitazioni e gli avvicinamenti. È in questo spazio condiviso, fatto di ascolto e fiducia, che le immagini iniziano a prendere forma.
Lavoreremo nel piccolo studio che mi accoglie nel mio lavoro fotografico di ogni giorno, lontano dalla neutralità impersonale dello studio tradizionale, per favorire una percezione più concreta e meno astratta dello spazio.
Anche la luce sarà parte integrante del percorso: non solo uno strumento per definire volumi e forme, ma un elemento narrativo capace di accompagnare il cambiamento dello sguardo.
In una prima fase il corpo verrà osservato nella sua dimensione formale, come struttura, linea, composizione.
Progressivamente, però, l’attenzione si sposterà verso la presenza: il gesto, il respiro, la qualità emotiva che attraversa l’immagine.
Infine, il lavoro si concentrerà sulla relazione, su quel punto in cui lo sguardo non si limita più a descrivere ma inizia a coinvolgere, a restituire qualcosa che appartiene a entrambi.
Questa progressione non ha l’obiettivo di produrre immagini più “intense” o più “emotive” in senso superficiale. Piuttosto, invita a costruire immagini più consapevoli, radicate nella posizione che ciascun fotografo occupa rispetto alla persona che ha davanti.
La qualità della fotografia, in questo contesto, non dipende solo dalla tecnica o dall’estetica, ma dalla capacità di riconoscere e attraversare quella distanza iniziale, lasciando che si trasformi.
Dedalust si muove esattamente in questo spazio: un luogo in cui tecnica ed estetica non vengono messe da parte, ma utilizzate come strumenti per indagare qualcosa di più essenziale.
Non si tratta di un confronto, né di un’esibizione, ma di un processo di avvicinamento, in cui ogni passaggio richiede attenzione e misura.
“Soglie del desiderio” è, in questo senso, un invito. A rallentare, a osservare con maggiore precisione, a riconoscere quando qualcosa cambia.
Perché ogni immagine nasce sempre da un punto preciso: quello in cui decidiamo, consapevolmente o meno, come attraversare la distanza che ci separa dall’altro.
Soglie del Desiderio è un incontro di fotografia pensato per chi è disposto a rallentare, a osservare prima di scattare e a riconoscere che ogni immagine nasce da una relazione e da un processo.
Dove e Quando
A Milano, in studio fotografico (via Giuseppe Mussi, 24 – Metro Gerusalemme), il 18 Aprile 2026
Durata Dell’incontro
Dalle 10 alle 18 (Pausa pranzo dalle 13 alle 14)
Tema dell’incontro
Il tema di questo incontro è la fotografia di nudo, ma come relazione, non come genere e punto di arrivo. Sviluppiamo il lavoro come un processo di avvicinamento, in cui sguardo, tempo e relazione costruiscono il racconto. Se il tema è il nudo,
il modo è quello del Lab: lento, relazionale, consapevole del motore che muove il fotografo prima dell’immagine: desiderio, attenzione, emozione.
Numero di partecipanti
L’incontro è riservato a un massimo di 6 fotografi. Una scelta precisa, per garantire a ciascuno tempo reale di lavoro e lo spazio necessario a costruire una connessione autentica con la modella.
Durata e ritmo
È un incontro di una giornata intera (6 ore vere). Il ritmo è disteso, non frammentato. Non si corre dietro agli scatti: si lascia il tempo alla relazione di formarsi e allo sguardo di chiarirsi. La ricerca è personale, non seriale.
Location
L’incontro si svolge in uno studio fotografico, lo spazio in cui svolgo la gran parte del mio lavoro. Uno spazio pensato per controllare la situazione, che noi abiteremo per una giornata cercando di sfuggire l’assillo della strumentazione tecnica. Meno barriere, meno apparati, meno distanza tra chi fotografa e chi viene fotografata.
Approccio fotografico
Si fotografa per tutta la giornata, ma l’attenzione non è rivolta alla quantità né alla performance. Il focus è sul processo che porta allo scatto: presenza, ascolto, tempo, relazione.
A chi è rivolto
L’incontro è pensato per: fotografi già esperti che desiderano approfondire la propria fotografia e renderla più consapevole, ma anche per fotografi agli inizi che sentono l’esigenza di trovare la propria voce, senza fretta e senza pressione.
Non è richiesto un livello tecnico specifico, ma la disponibilità a mettersi in gioco nel proprio modo di guardare e fotografare.
Non è un workshop tecnico.
Non si insegnano set di luci, schemi di posa o ricette replicabili.
Non è una lezione frontale.
Non c’è qualcuno che mostra e altri che eseguono.
Non è un’esperienza performativa.
Non si fotografa per dimostrare, produrre, accumulare scatti.
Non è un ambiente competitivo.
Non si confrontano risultati, non si misurano prestazioni.
Non è un set frenetico.
Non si lavora sotto pressione, né contro il tempo.
Non è un’esperienza di intrattenimento.
Non promette scorciatoie, né risultati garantiti.
E non è un incontro per chi cerca solo immagini da portare a casa.